La Tosa: “Esasperare rabbiosamente la qualità del vino”


Le cantine, Piaṡëinsa / mercoledì, Maggio 29th, 2019

Quando abbiamo deciso di iniziare ad esplorare le cantine della Valnure, la prima scelta non poteva non essere l’Azienda Agricola la Tosa: una realtà piacentina ormai storica che nonostante la fama e le conferme ottenute, è rimasta semplice e ricca di passione come alla prima vendemmia.

In un meraviglioso sabato pomeriggio siamo stati accolti da Stefano Pizzamiglio, fondatore insieme al fratello Ferruccio, della cantina. La loro storia potrebbe essere scritta in un romanzo: i due fratelli, nati a Milano da madre piacentina, dopo aver tentato gli studi medici, si rendono conto che la passione per il vino e la campagna erano così forti da portarli ad abbandonare la città e ad iniziare una nuova vita. Dopo i primi anni di formazione, ricerca e assestamento, nel 1985 riescono a produrre, nonostante la pessima annata, le loro prime 1000 bottiglie di Gutturnio, fino ad arrivare alla produzione di oggi che comprende ben 8 vini diversi.

Dopo averci raccontato questa splendida storia, siamo arrivati nel loro Museo del Vino, dove il fratello Ferruccio ha raccolto più di 400 oggetti, che raccontano le fasi di produzione vinicola.

La cosa che più ci ha colpito è stata l’attenzione per i bambini che attraverso giochi interattivi, video e musiche, possono conoscere ed imparare come l’uva diventa vino.

Siamo poi entrati nel pieno della produzione. Stefano ci ha inizialmente mostrato le autoclavi soffermandosi sull’importanza della selezione dei lieviti nel definire le qualità organolettiche del vino. Passando poi alla fase di affinamento, ci siamo spostati nella sala dedicata alle barrique.
Qui per ogni vino il passaggio in legno ha una funzione diversa:

  • Presa di spezie, per il Gutturnio Superiore Vignamorello;
  • Evoluzione, struttura e complessità per il Cabernet Sauvignon, Luna Selvatica

Ultima, ma non meno importante,la degustazione. Accompagnati dalle interessanti e per nulla scolastiche spiegazioni di Stefano abbiamo potuto leggere in ogni calice una storia fatta non solo di profumi e complessità, ma anche di terroir e vitigni.

La scelta di Alice: 

Sorriso di Cielo, 100% Malvasia di Candia Aromatica. Il calice stracolmo di profumi; melone, pesca ma anche miele, diverse punte floreali ed erbe aromatiche. L’equilibrio tra durezze e morbidezze è eccezionale e ancor di più la sua evoluzione nel tempo. Su consiglio di Stefano un vino da dimenticare in cantina e noi lo abbiamo seguito;

La scelta di Daniele: 

Sauvignon, e che Sauvignon! Sentori di pesca, foglia di pomodoro, erbe aromatiche, sambuco ma anche note minerali. Sapido, fresco e al tempo stesso equilibrato rimane lungo e persistente.

Questa visita ci ha lasciato sicuramente l’immagine di un’azienda dove Stefano, da abile alchimista del vino, dedica il suo tempo ad una produzione, che sia specchio del territorio, della vendemmia e delle caratteristiche del vitigno stesso attraverso una continua ricerca senza sosta.

#rossi_advisor:

  • Se avete in programma di pranzare/cenare on the road, la Tosa ha anche un ottimo agriturismo gestito sempre dalla famiglia Pizzamiglio. Vi consigliamo i tortelli tricolore: classico con ricotta e spinaci, rosso, colorato al pomodoro, ripieno di ricotta, fungo e aroma di tartufo e infine verde con ricotta e basilico.

  • Una bottiglia che in cantina non può mancare è L’ora felice, passito di Malvasia di Candia aromatica ricco di profumi di miele e frutta disidratata, in particolare albicocche, e che nonostante ricordi la marmellata per la sua dolcezza, rimane fresco sapido ed equilibrato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *